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corpo metallico tutto ne fremeva e s’agitava sul fuoco; e lo stesso coperchio ora sì ribelle, tanto vale sul mondo un po’ di buon esempio, saltellava anch’esso e portava la battuta in suono dimesso, come un sordo cembalo che nulla sapesse delle rumorose abitudini dei suoi confratelli.

E quel canto del paiuolo non era altro che un invito ed un benvenuto a qualcuno che era di fuori, a qualcuno che andava per la via della sua piccola casetta e del suo fuoco crepitante. Su di ciò non cadeva dubbio e la signora Peribingle ben lo sapeva mentre sedeva pensosa presso il focolare.

«La notte è buia, diceva quel canto, le secche foglie ingombrano la via; in alto tutto è tenebre e nebbia; quaggiù tutto argilla e fango; pure nell’aere perso e mesto vi è un sol punto luminoso; ma non posso dirvi che cosa vi sia, perchè null’altro appare se non uno splendore d’un rosso cupo ed arrabbiato, e forse il sole ed il vento gettano sulle nubi un tizzone acceso a punirle di un simile tempo; per cui la campagna libera e spaziosa non appare se non quale malinconica striscia nera; e si ha ghiaccio al posto delle dita, mentre questo poi si liquefà sotto le ruote. Non è accora