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E, valga il vero, fatta anche ragione della nota instabilità delle opinioni presso quella spiritosa, ma mobilissima nazione, non può negarsi che sia fondata la tendenza osservata in molti di recedere dall’ordinamento organico e di massima fissato dalla preallegata legge del 1842 quanto alla competenza della spesa ed al modo di distribuirla ed eseguirla.

Cotesta tendenza del resto è dal governo stesso promossa, vedendosi già proposte di leggi per concedere all’industria privata

    moralità, proponeva, come già si è detto, alla Camera dei Pari, della quale è membro, una legge tendente a troncare il male dalla radice, vietando sotto gravi pene la formazione di società anonime prima che emani la legge di concessione della strada. Bisogna leggere la sposizione de’ suoi motivi per vedere a qual punto d’impudenza, e d’immoralità sia colà giunto l’aggiotaggio.
          Il signor Teste, relatore della commissione incaricata di esaminar la proposta, dopo avere, con parole ancora più eloquenti, descritto il giuoco sfrenato ed impudente che ha luogo alla borsa di Parigi, malgrado i divieti già vigenti, facilmente delusi, non convenne però col proponente nell’accogliere il da esso divisato divieto d’emettere azioni prima che si promulghi la legge di concessione, riconoscendolo bensì più efficace di qualunque altra disciplina, ma temendo che troppo ei potesse nuocere allo spirito d’associazione. Laonde altre cautele propose, colla fiducia di poter frenare l’abuso senza l’accennato pericolo. — Noi non possiamo dividere il parere del signor Teste; e crediamo che le ragioni date dal signor conte Daru e le proposte di lui fossero le sole da aversi per buone su tale argomento. Gl’ingegnosi ragionamenti della relazione del signor Teste (vedi Moniteur 21 marzo 1845) possono benissimo avere peso, giudicati coi soli canoni dell’economìa politica professata dalla scuola oltramontana, la quale più pensa alla produzione, che alla moralità di essa. Ma secondo le dottrine della scuola italiana, la quale più pensa ancora alla moralità delle speculazioni, d’altronde neppure utili in buona economia allo spirito d’associazione, se debbono poi partorire rovine e nulla più, noi non crediamo possa farsi una buona, legge veramente efficace, se non contiene la disciplina preventiva proposta dal conte Daru. D’altronde crediamo difficile che si riesca in Francia a temperare l’abuso di quello e d’altri aggiotaggi. Posciachè, se vediamo alcuni uomini generosi insorgere per frenarli, d’altra parte osserviamo che moltissime sommità delle Camere e del potere, figurano tra i primi attori di que’ giuochi, i quali sono oggimai pelle classi civili sostituiti a quello del lotto. È noto, del resto, che le proposte dei signori Daru e Teste vennero dalla Camera dei Pari francese ugualmente reiette.