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DELLE DONNE 75

rato della propaganda sansimonista esaltò l'immaginazione dei più ardenti membri della setta. Il padre Enfantin, accusato da uno dei suoi stessi discepoli di «promiscuità religiosa», mise in forse la stessa costituzione della famiglia, ed ebbe per interprete delle sue dottrine chi non si peritò di innestare al Sansimonismo l'idea prediletta dai Fourieristi, del libero amore. In tal senso predicava anche una adepta della scuola, la signora Clara Demar, fautrice della «legge d'incostanza», e dell'allevamento dei figli a cura dello Stato, visto che la maternità impedisce alla donna di compiere funzioni conformi alla sua capacità1. Più tardi2 un'altra donna, la signora Clara Tristan, pubblicava un'opera intitolata: Emancipazione della donna o il testamento della Paria, in cui dipartendosi dalla superiorità dell’amore intelligente sulla forza brutale, propugnava la sovranità sociale delle donne in luogo di quella degli uomini.

Non minore successo, e certamente maggiore popolarità conseguì in Francia dopo i Fourieristi e i Sansimoniani, il Cabet, noto autore del viaggio in Icaria. In questa utopia comunistica egli si dichiara partigiano del matrimonio, ed anche assicura che nella sua Icaria non vi erano esempi né di adulterio, né di concubinato, e neppure di debolezze amorose. Ma non era questa una sincera professione di fede. Invitato dal giornale l'Humanitaire, redatto da una parte dei suoi discepoli, a dichiarare il suo vero sentimento su quel proposito, egli fu ben lontano dal disdire l'opinione di quel giornale circa la libertà di scegliere e di mutare gli amanti, allo scopo di mescolare e migliorare la razza umana, e di distruggere la famiglia, a cui tien dietro inevitabilmente la distruzione della proprietà. Il Cabet rispose che la comunità da lui immaginata avrebbe ben potuto coll'andar del tempo sbarazzarsi del matrimonio e della

  1. Questa disgraziata donna finì col suicidio nel 1833 (V. Dora d'Istria, l. c.).
  2. Nel 1845.