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Regina aprì gli occhi, si alzò e andò a guardare nella valigia. Ed ecco, subito, dietro di lei, il respiro grave e anelante della vecchia.

— Guarderò io, figlia mia. Va, va e spogliati. Cercherò anche la tua.

— Lasciate, cercherò io, — disse Regina, straziata.

— No, lascia fare a me; tu va e spogliati.

— No.

— Ed io intanto faccio un balletto! — esclamò Antonio, eseguendo degli sgambetti. Era ben fatto ed agile come un clown.

— Figliuola mia, cosa fai? Queste non sono camicie da notte; sono mutande: ecco qui, mi pare sia questa la camicia d’Antonio. E la tua? Ah, è di flanella? Non ti farà poi male? Fa molto freddo al tuo paese, non è vero? Anche qui fa freddo, quando soffia la tramontana. Tre giorni, soffia la tramontana... Guarda che bel ricamo: l’hai fatto tu? Senti...

Ella non vedeva e non sentiva più: una rabbia sorda la prese, mentre la vecchia signora frugava nella valigia esaminando curiosamente ogni oggetto. A un tratto Antonio, che saltava intorno alle poltrone, prese Regina e la travolse con sè.

— Ah, — ella disse, con un grido di protesta dolente, — sarebbe finalmente ora di lasciarmi in pace!

La vecchia signora non capì: rimise tutto in ordine entro la valigia, poi s’avvicinò a Regina e la abbracciò. E finalmente andò via, e finalmente Regina si trovò sola con Antonio, ma non ne provò più alcun conforto. Si spogliò e si mise a letto; e quel gran letto massiccio era duro e