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parizione. Da quel momento, nonostante la sua ferma risoluzione di non meravigliarsi, di non turbarsi e di studiare le sue impressioni, ella si confuse e vide ogni cosa attraverso un velo.

Antonio tirava, giù le valigie e le scatole; ella si turbò perchè la cappelliera racchiudente il suo bel cappello bianco da sposa si capovolse; si curvò per rimetterla su, arrossì di stizza, ritornò davanti al cristallo e si accomodò il matelot e la mantella.

Linee di case mostruose, giallognole sul cielo di velluto azzurro, passavano fuori rapidamente; il vento cessava; i fanali si moltiplicavano, gialli ora bianchi e violacei; e la loro luce cruda vinceva il chiarore melanconico della luna, poi la luce crebbe, crebbe, divenne splendore, dilagò in un luogo chiuso, dove il treno penetrava con fragore assordante.

Roma.

Centinaia di volti illuminati dallo splendore violaceo delle lampade elettriche, fissi, intenti, egoisti, passarono davanti allo sguardo turbato di Regina. Ella provò confusamente una bizzarra impressione; le parve che quella folla — fra la quale distinse una signora dai capelli rossi, un uomo che indossava un abito a quadretti, una ragazza pallida con un gran cappello nero, un signore calvo, un bastone alzato, un fazzoletto bianco svolazzante, — tutta quella folla anonima, antipatica, fosse una rappresentanza inviatale incontro, per accoglierla non troppo benevolmente, dalla grande città alla quale ella si dava.

Lo sportello fu aperto con violenza: tra i fischi e i palpiti enormi delle macchine mano-