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vuto; e in attesa della guardia che venisse a condurlo all’ufficio, tornava all’inferriata e protendeva ancor fuori le bianche mani, quasi volendo raccoglier entro le palme tutta la frescura del mattino: e pensava sempre al ritratto. Fuori le rondini scendevano e salivano sempre, gorgheggiando, con le ali e la coda periate di vividi riflessi di luce: la campagna gialla circondava di aurei tappeti il verde lucente dei lontani vigneti; e in fondo l’Appennino vigilava fra le cerule luminosità del mattino. Il detenuto ricordava le rosse aurore delle sue montagne fulgenti di ginestre fiorite, pensava al ritratto e provava un vago sentimento di gioia. Il Direttore s’alzava da letto col volto più che mai terreo e pensava anch’egli al ritratto, ma la sua attesa era composta di inquietudine, di amarezza, di collera contro sè stesso che non sapeva vincere la sua sciocca curiosità, il suo sciocco sentimentalismo, lo sciocco interesse che quella gente gli destava. (Così egli dicevasi). E scendeva negli orti, e risaliva in Direzione, e faceva il suo dovere, e sbrigava il suo arido lavoro, e passava con gli occhi freddi e le mani nelle tasche del soprabito estivo (anche nei