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continua febbre nelle pupille della povera donna. I sortilegi per il danno o la morte delle persone odiate si eseguivano con statuette di sughero, flagellate di chiodi e d’aculei, e collocate in luogo sotto il quale o sopra il quale la persona presa di mira passasse. L’effetto era sicuro e terribile: per magico incanto i chiodi e gli aculei pungevano il corpo del malcapitato, causando malattia e morte. Ritrovando la magia e disfacendola, la persona poteva salvarsi; non così se non veniva ritrovata o, se ritrovata, gettata sul fuoco senza estrarne i chiodi.

Negli ultimi giorni della malattia di Chianna, qualche pia persona aveva insinuato il dubbio d’un sortilegio.

Ritornata nel suo paese, zia Jacobba pensava, più che a riprendere una vita ormai rotta e disfatta, a scoprir la malìa e vendicarsi.

Cercò sopra il tetto, sotto il suolo, nella porta, in ogni ripostiglio. Invano. Non trovò che vermi, tarli, sorci; tutte cose che, sebbene malefiche, non potevano esser magie.

Allora, insensibilmente, si avvicinò alle vi-