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Ella era una povera donna, misteriosa e bizzarra, sulla cinquantina. Come quasi tutte le povere donne della Baronia, soffriva le febbri miasmatiche, tanto più che passava le giornate nelle paludi, tra le verdi acque stagnanti, pescando sanguisughe. Pescando per modo di dire; perchè tuffava le gambe nell’acqua malefica, aspettando che le sanguisughe vi si attaccassero ferocemente. Ella poi si curvava, staccava dalle sue povere carni lo schifoso animaletto e lo introduceva a viva forza entro un’ampolla verdognola, a metà colma d’acqua.

Dopo la morte del marito, zia Jacobba e Chianna (Lucia Anna), la sua piccola figlia, vivevano di questo mestiere. Con l’ampolla verdognola entro cui le sanguisughe s’allungavano e restringevano continuamente, la povera donna recavasi a Nuoro e nei villaggi. Chianna intanto, nella casetta nera, filava del lino con un fuso più lungo di lei, e dava attenzione al porchetto e alle galline.