Pagina:Deledda - Le tentazioni.djvu/110

104 g. deledda


Maria, dopo aver ben palpato e premuto intorno alla marza, segnava una croce, augurio e preghiera di buona riuscita.

Alla marza infine s’infilava un piccolo triangolo di foglia di fico d’India, fresco cappuccio contro gl’incipienti e fecondi ardori del sole. Così d’albero in albero, le chiome selvaggie degli ulivastri rotolavano sulle alte erbe fiorite, e gl’innestatori parlavano di banditi, di negozi, d’alberi, di donne e di storie passate. Salivano le alte voci sonore, qualche canto bizzarro, che sembrava il grido selvaggio di un’anima che piangeva cantando, svaniva lontano, fra gli alberi, sotto i quali l’erba serbava una larga ruota di frescura più intensa; svaniva nei silenzi della valle, nel fiume, al di là del fiume. E le zucche arabescate, colme di vino rosso, circolavano, riscaldando vieppiù il sangue di quei fieri uomini dai denti splendidissimi, dalle vesti aspre e scure.

Martinu Selix prestava a tutti ajuto: rideva mostrando tutti i suoi denti stretti, sembrava felice: pareva il sopraintendente di Sarvatore, il quale non faceva nulla, con le mani incrociate sulla schiena e il volto sorridente.