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— Padre, non parlate così. Voi siete un uomo intelligente, e capite tutto, anche quando volete far credere il contrario. Dunque, ascoltatemi, parliamo per l’ultima volta di questa orribile cosa: o voi fate ritornare qui mia madre o io parto e non ritorno più. Pensateci. Tre giorni: vi bastano tre giorni?

Il vecchio sorrise. Apparvero i suoi denti gialli, il vuoto fra l’uno e l’altro; gli occhi brillarono selvaggi: sorriso più terribile d’ogni sogghigno.

E Andrea capì che quei tre giorni egli li concedeva a sè stesso: estrema tappa del condannato.

— Io sto male davvero, — riprese frugandosi in saccoccia e traendone un biglietto arrotolato come una sigaretta. — Mi pare di soffocare: ho male alla testa, ai nervi, e se sto qui faccio qualche sciocchezza. Ebbene, ascoltatemi; io andrò via, andrò su da frate Zironi; là aspetterò tre giorni. Là mi manderete la risposta.

— Tu puoi andare e venire a tuo comodo, come hai sempre fatto: io sarò sempre lo stesso.

— Pensateci bene, padre!

— Da venticinque anni non penso ad altro, — disse allora il vecchio, e battè il bastone per terra perchè cominciava a perdere la pazienza: — ora sono io che ti dico: basta! Se tu, — aggiunse, toccandosi col pomo del bastone la fronte e poscia il petto, — se tu il male ce l’hai qui, io ce l’ho qui. Il tuo può guarire, il mio no. Mille volte ti dissi: Andrea, io non disap-