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ma la fisarmonica accennò il motivo del ballo sardo e tosto si formò il circolo e cominciò la danza; e quando Mikali, vestito a festa, sbarbato, coi capelli lisci, bello come un astro appena spuntato, apparve sulla porta della cucina, un urlo di gioia lo accolse.

Il viso turbato di Vittoria, i begli occhi che ricordavano il mare lontano, brillarono un attimo e si nascosero alle spalle di lui. Altre grida di gioia salirono dal circolo colorato che saltava dietro il portone; i sonagli delle maschere accompagnavano la musica infantile, e i gioielli delle donne, il rosso e il verde dei loro broccati, i loro galloni d’oro scintillarono a un improvviso raggio di sole apparso fra le nuvole.

Mikali uscì sullo spiazzo.

— Non entrate? — disse con calma.

— Se ci dài qualche cosa, sì!

— Entrate e qualche cosa ci sarà!

Allora entrarono; dapprima le mascherine che circondarono Vittoria, l’assalirono, l’assordarono di grida; poi i mascheroni, in gruppo, spingendosi e belando come un gregge; ma zia Sirena e zia Marianna e alcuni vecchi parenti che sedevano attorno al focolare non videro di buon occhio quell’invasione rumorosa.

— Ai miei tempi — disse con sussiego il grosso zio Bakis — se andavamo così in qualche casa, prima di entrare ci toglievamo la maschera...

E Pancraziu ribattè subito, maligno:

— Se non la mettevate, la maschera, per andare appunto ad assalire la casa del vostro nemico!