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il vecchio servo 247


Sidru partì, col suo fido bastone fra le mani; ma appena oltrepassò la tanca dei padroni si buttò a sedere sotto un albero e col bastone minacciò la macchietta lontana di Basile, che si dileguava nera sullo sfondo rosso della campagna.

— Cammina pure, — disse a voce alta, — va, va, va al diavolo. Non è certo Sidru Calìa che quest’oggi ti verrà dietro come un cane.

Stette circa mezz’ora seduto così sotto l’albero; il sole sparve, le nuvole rosse si spensero, si fecero nere, d’un nero terreo, simili a carboni spenti: una tristezza infinita gravò sulla pianura.

Il vecchio scuoteva la testa e minacciava col bastone: ad un tratto si alzò e si avviò. Non sapeva perchè, ma un’inquietudine profonda lo agitava; gli era parso di udire il grido di una civetta; ricordava la morte della povera Annicca, la madre di Basile, e pensava:

— L’ho veduta nascere e morire, povero fiorellino; e al suo bambino, al povero Basile, ho sempre voluto bene come ad una mia creatura. Perchè oggi l’ho abbandonato? Dopo tutto, siamo giusti, gli Ara mi vogliono bene,