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formassero una biblioteca: erano: il libro della Settimana santa, alcuni volumetti religiosi che gli erano stati distribuiti in quel luogo, la Battaglia di Benevento, opuscoli di poesie sarde e un vecchio erbario illustrato. Li nascose in un luogo ben sicuro e riparato, sotto una roccia, in un boschetto di sambuchi, suo favorito luogo di riposo.

Ma zio Portolu e Mattia (questi sapeva leggere) avevano anch’essi i loro libri: I Reali di Francia e Guerino detto il Meschino, ed anche i Fioretti di San Francesco. Quante volte Mattia li aveva letti, per sè, per suo padre, per gli amici pastori! E che turbamento infantile quegli uomini forti, che non volevano commuoversi per altre cose, provavano ogni volta nel leggere o nell’ascoltare le avventure di Guerino o la parola dei Fioretti!

A tutti i libri Elias preferiva sempre quello della Settimana santa: sapeva già a memoria i Vangeli e li leggeva quasi speditamente anche in latino. Egli se n’andava nel boschetto dei sambuchi, nella frescura, nell’ombra olezzante di giunchi, vicino all’acqua mormorante e leggeva la divina parola. In quell’ora i lavori dell’ovile erano compiuti: Mattia trottava verso Nuoro sulla cavalla seguita dal puledrino, colla