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La cavalla seguita dal puledrino era montata da zio Portolu e da zia Annedda: Pietro e Maddalena avevano un cavallo molto mansueto, magruccio e deboluccio. Venivano quindi gli ultimi, e zio Portolu non cessava di badare a loro. Verso mezzogiorno si arrivò all’Isalle; secondo l’uso si smontò laggiù, per desinare, sotto un gruppo d’alberi, fra roccie coperte di musco fiorito, in riva all’acqua corrente. L’accampamento fu presto fatto; sorsero i fuochi, giraron gli spiedi, furono imbandite le mense. Il meriggio era dolce; grandi, alte macchie di oleandri sorgevano lungo l’acqua corrente, immobili nell’aria calda; in fondo alla valle le messi splendevano al sole. La nicchia col piccolo San Francesco fu deposta per terra, sopra un grande fazzoletto disteso; e dopo il pasto, uomini e donne vi si affollarono intorno, inginocchiandosi, baciandola e deponendovi dentro un’offerta. Pietro venne con Maddalena, e più per esser veduto da lei che per devozione, mise una grossa offerta dentro la nicchia; poi venne zia Annedda, poi Elias, che si trattenne alquanto, rivolgendo al piccolo Santo gli occhi pieni di preghiera. Ah, egli si sentiva di nuovo smarrire; il caldo, il