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Il priore con la sua famiglia, il cui posto d’onore era distinto da un armadietto praticato sul muro e chiuso, prese però posto per due o tre famiglie. Era una famiglia numerosa quella del priore, con una prioressa magnifica, grassa e bianca come una vacca, con due belle figliuole e una nidiata di bimbi già vestiti in costume. Il più piccolo, ancora fasciato, aveva appena un anno; meno male che fra le masserizie appartenenti alla chiesa c’era anche una piccola culla di legno bianco, ove il bimbo fu subito deposto.

L’installamento dei Portolu fu in breve fatto. Zia Annedda depose in un buco del muro il suo canestro di dolci, il suo pane, il suo caffè: sul focolare mise la caffettiera e la pentola; lungo la parete distese il sacco, la coperta, il guanciale di stoffa rossa, e collocò il cestino di canna con le chicchere e i piatti. E fu tutto. Per prossimi vicini i Portolu avevano una piccola vedova curva, con due nipotini; fecero subito amorevole relazione, scambiandosi regali e complimenti. Subito dopo Elias tolse la sella alla cavalla, e questa col puledrino sfrenò al pascolo nella vicina brughiera.

Mentre nel cortile e nelle stanzette conti-