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di casa; si sentiva sempre fiacco, debole, e spesso i suoi occhi azzurri-verdognoli, un po’ infossati, avevano una fissazione vitrea, e si smarrivano nel vuoto, nel nulla: parevano gli occhi d’un morto.

Finalmente giunse il giorno della partenza. Era una domenica, ai primi di maggio. Tutto era pronto entro le bisaccie di lana; e qua e là per le vie si vedeva qualche carro carico di attrezzi e provviste, coi buoi aggiogati per la partenza.

Zia Annedda ed Elias, prima di partire, andarono ad ascoltar la messa nella chiesetta del Rosario: poco prima che la messa cominciasse venne un uomo, un paesano, andò davanti ad un altare e prese una piccola nicchia di legno e vetro; dentro c’era un piccolo san Francesco: mentre stava per uscire, alcune donne gli fecero cenno perchè si accostasse e porgesse da baciare la nicchia: anche Elias lo chiamò con un cenno del capo e baciò il vetro ai piedi del Santo.

Poco dopo tutti erano in viaggio. Il priore, un paesano ancor giovane, con la barba quasi bionda, montava un bel cavallo grigio, e portava lo stendardo e la nicchia: seguivano altri paesani, con donne in groppa ai cavalli;