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chiedevano neppure tue notizie. Prima, quando eri libero, non lasciavano in pace quel portone là: Elias dov’è? dov’è Elias? Elias andava ed Elias veniva. E dopo? Dopo si allontanarono, o se dovevano passar per la via, calavano la berretta sulla fronte perchè noi non li riconoscessimo.

— Basta, mamma mia! Ora è tutto finito; comincio una vita nuova, — diss’egli, sospirando ancora. — Ora per me non esiste altro che la mia famiglia: voi, mio padre, i miei fratelli: ah, credete, vi farò dimenticare tutto il passato. Starò come un servo, all’obbedienza vostra, e mi parrà di essere rinato.

Zia Annedda sentì lagrime di dolcezza salirle agli occhi, e poichè le sembrava che anche Elias si commovesse troppo, sviò il discorso.

— Sei stato sempre sano? — domandò. — Sei molto dimagrato.

— Che volete? in quei luoghi si dimagra anche senza essere ammalati: il non lavorare ammazza più di qualunque fatica.

— Non lavoravate mai?

— Sì, si fanno dei lavoretti manuali, da calzolaio o da donnicciuola! Così pare che il tempo non passi mai: un minuto sembra un anno: è una cosa orribile, mamma mia.