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degno di perdono. Io non riposerò mai; sono dannato a soffrire, ma ogni castigo è piccolo per il fallo che ho commesso. Sì, sì, fatemi pure soffrire come merito, ma datemi la forza di compiere i miei doveri, toglietemi dal cuore ogni vana passione. Dal canto mio prometto che farò di tutto per vincermi: viva o no il bambino andrò a vederlo il meno possibile. È forse mio? No. Io non devo aver nulla su questa terra; nè figli, nè parenti, nè beni, nè passioni. Devo esser solo; solo davanti a voi, Dio mio, Signore grande e misericordioso.

Ma un’ora dopo lo avvertirono in fretta che andasse a casa sua; ed egli corse, pallido e col cuore in tumulto. Era notte; una notte d’autunno, velata, silenziosa: la luna nuotava lentamente fra tenui vapori, circondata di una immensa aureola d’oro sbiadito; un silenzio profondo, una pace arcana e triste, qualche cosa di misterioso era nell’aria.

Elias sentiva che il bambino era morto, ed entrato nella cucina vide, infatti, seduta presso il focolare Maddalena che piangeva tragicamente, stringendosi ogni tanto il capo fra le mani. Pareva una schiava a cui avessero tolto tutto, libertà, patria, idoli, famiglia. Elias sentì l’immenso dolore della donna, e pensò: