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in cui credeva d’aver vinto, di aver sepolto il suo cuore, i sensi, il passato, la passione lo afferrava più tenacemente e lo travolgeva come una foglia nel turbine. E la mano di quel mostro invisibile, che lo premeva alla nuca, continuava a spingerlo verso il peccato. Il volto gli si rifece livido, gli occhi foschi.

Un giorno, mentre stava per caso vicino al varco della tanca, pensoso e triste, vide una cosa straordinaria. Quella mattina, al solito, Mattia era andato a Nuoro; doveva ritornare verso il meriggio, e adesso il tiepido meriggio di marzo regnava sulla tanca. Era una dolce ora di sole, di sogni; non si sentiva voce umana, non si vedeva anima viva nella vastità della pianura; il vento tiepido passava curvando l’erba calda di sole.

Ed ecco che invece di Mattia, sulla cavalla balzana seguita ancora dal puledro oramai grande, Elias vide arrivare Maddalena. Era un’allucinazione? Un sogno della sua mente inferma? Maddalena non era mai venuta sola all’ovile. Elias guardò pallido, stravolto. Era lei, era lei: erano quegli occhi ardenti, fissi nei suoi, anche da lontano, con potenza magnetica.

Neppure per un attimo egli ebbe il desiderio,