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— È un po’.... qui; non sente bene, infine, ma una donna! Una donna buona! Fa il fatto suo, mia moglie, altro che fa il fatto suo! E donna di coscienza, poi! Ah, come lei....

— Non ce n’è altra in Nuoro!

— Pare! — gridò zio Portolu. — Forse che la sentono a fare dei pettegolezzi? Non temere, che se Pietro porta qui la sua sposa, ci stia male, qui, la ragazza!

E tosto cominciò a lodare anche la ragazza. Una rosa, un gioiello, una palma! Essa cuciva e filava, essa buona massaia, essa onesta, bella, buona, benestante.

— Infine, — disse il Farre ironico, — non ce n’è un’altra in Nuoro!

Intanto il gruppo dei giovani parlava animatamente con Elias, bevendo, ridendo, sputando. Il più che rideva era lui, il reduce, ma il suo riso era stanco e spezzato, la voce debole; il suo viso e le sue mani spiccavano fra tutte quelle faccie e quelle mani bronzine; sembrava una donna vestita da uomo. Inoltre il suo linguaggio aveva acquistato qualche cosa di particolare, di esotico; egli parlava con una certa affettazione, metà italiano e metà dialetto, con imprecazioni affatto continentali.

— Senti tuo padre che vi vanta, — disse il