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mia madre perchè gliela consegni in proprie mani. Sì, va bene.

Per lunga ora della notte pensò e ripensò come scrivere la lettera; sapeva già come cominciarla e come finirla; il resto era facile. Anche il mattino seguente si svegliò ostinatamente fermo nel suo proposito; appena potè si recò nel suo posto favorito, dove aveva nascosti i suoi libri e la penna e un tubolo di canna pieno d’inchiostro, e preparò ogni cosa. Sedette accanto ad una pietra elevata, cercò la miglior posizione — e la posizione era ottima per poter scrivere comodamente — poi stette un po’ pensieroso.

Il ruscello lì accanto mormorava fra i giunchi; una brezza piacevole serpeggiava fra i sambuchi e le alte erbe destandovi lunghi fruscii. Vaghi rumori, sfumati, vicini, lontani, animavano la tanca, sotto la cerula luminosa del puro mattino.

Elias pensava, con le mani non più bianche ferme sul foglio di carta ordinaria steso sulla pietra. D’improvviso sollevò il capo, e stette come ad ascoltare una voce lontana; poi prese il foglio, la penna, il tubolo, rimise tutto nel nascondiglio, e ritornò verso la capanna. Non poteva vincer la forza superiore di cui gli aveva parlato zio Martinu.