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di ugo foscolo 11

200Ove Atene sacrò tombe a’ suoi prodi,
La virtù greca e l’ira. Il navigante
Che veleggiò quel mar sotto l’Eubea,
Vedea per l’ampia oscurità scintille
Balenar d’elmi e di cozzanti brandi,
205Fumar le pire igneo vapor, corrusche
D’armi ferree vedea larve guerriere
Cercar la pugna; e all’orror de’ notturni
Silenzi si spandea lungo ne’ campi
Di falangi un tumulto e un suon di tube
210E un incalzar di cavalli accorrenti
Scalpitanti su gli elmi a’ moribondi,
E pianto, ed inni, e delle Parche il canto.
     Felice te che il regno ampio de’ venti,
Ippolito, a’ tuoi verdi anni correvi!
215E se il piloto ti drizzò l’antenna
Oltre l’isole Egée, d’antichi fatti
Certo udisti suonar dell’Ellesponto
I liti, e la marea mugghiar portando
Alle prode Retée l’armi d’Achille
220Sovra l’ossa d’Ajace: a’ generosi
Giusta di glorie dispensiera è morte;
Nè senno astuto nè favor di regi
All’Itaco le spoglie ardue serbava,
Chè alla poppa raminga le ritolse
225L’onda incitata dagl’inferni Dei.