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— Un epilettico.

— Ha vinto un terno.

— È il caldo.

— Portatelo fuori.

— Fate venire una carrozzella.

— Largo, largo, galantuomini....

Accorrono alcune guardie municipali. Filippino è sollevato, portato fuori dalla folla e dietro si fa un codazzo di gente che interroga, che esclama, che dice la sua, commenta, attacca la frangia.

Angiolillo, svelto come un uccellino, è volato a casa a portar la notizia alla mamma.

Mezz’ora dopo, in Mercato non si parlava d’altro. Filippino il cappellaio aveva vinto un terno secco datogli dal prete Cirillo in cambio di un cappello.

Prima di sera il nome di Filippino il cappellaio e quello di prete Cirillo erano sulle bocche di tutti.

— La vincita è grossa. Chi dice cento, chi duecento, chi trecentomila lire. Don Nunziante ha visto la polizza e sa che Filippino ha giuocata la vita de’ suoi figliuoli. Non poteva «u prevete» contentarci un po’ tutti?

Il vespaio stuzzicato dalla meraviglia, dall’invidia, dalla stizza, dalla passione, suscitò una mezza rivoluzione nelle piccole strade, nelle botteguccie, presso i banchi del pesce, specialmente in Mercato dov’era la casa del prete.

Uscì fuori anche Gennariello, il ciabattino, che