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cadice. 371


gnore non aveva ancora finito di bisticciarsi coi facchini che gli avevan un po’ strapazzato i bauli; ma di lì a pochi minuti tutti si rasserenarono, si cominciò a mondare aranci, ad accender sigari, a far girare fiaschettine di liquori, ad appiccar conversazione cogli sconosciuti, a canterellare, a ridere; in un quarto d’ora fummo tutti amici. Il bastimento scivolava colla soavità d’una gondola sulle acque chete e limpide, che riflettevano come uno specchio le vesti bianche delle signore; e l’aria portava un gratissimo odore d’aranci dai boschi delle sponde popolate di ville. Siviglia s’era nascosta dietro la sua cinta di giardini; e noi non vedevamo più che un mucchio immenso d’alberi verdissimi, e di sopra la nera mole della cattedrale, e la Giralda color di rosa, sormontata dalla sua statua fiammeggiante come una lingua di fuoco. Via via che ci allontanavamo la cattedrale appariva più grande e più maestosa come se tenesse dietro alla nave e guadagnasse terreno; ora pareva che, pure inseguendoci, si allontanasse dalla sponda; ora che si fosse posta a cavallo del fiume; un momento sembrava che fosse tutt’a un tratto ritornata al suo posto; un momento dopo appariva tanto vicina da far sospettare che il bastimento tornasse indietro. Il Guadalquivir serpeggia a brevi curve; secondo che il bastimento andava di qua o di là, Siviglia appariva e spariva. Ora faceva capolino da una parte, come se si fosse allungata fuor della sua cinta; ora balzava tutt’a un tratto al di sopra dei boschi, bian-