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siviglia. 351


giere, rotondette, elastiche, morbidine. I loro piedini vi entrerebbero agevolmente tutti e due in una tasca del soprabito, con una mano le levereste su per la vita come le bambole, e premendole un po' con un dito le pieghereste come una verghetta di giunco. Alla bellezza naturale accoppian poi l'arte di camminare e di guardare in una maniera da far dar di volta al cervello. Scivolano, sguisciano, ondeggiano; in un momento solo, passandovi accanto, vi mostrano il piedino, vi fanno ammirare il braccio, vi mettono in evidenza la vitina, vi scoprono due file di denti bianchissimi, e vi lanciano uno sguardo lungo e velato che si figge e muore nel vostro; e poi tiran via con aria di trionfo, sicure d'avervi messo il sangue sossopra.

Per avere un'idea della bellezza delle donne del popolo e della loro foggia di vestire, andai a vedere il giorno dopo la fabbrica di tabacchi, che è una delle più vaste d'Europa e conta non meno di cinquemila operaie. L'edifizio è di fronte al vasto giardino del duca di Montpensier; le operaie si trovan quasi tutte in tre grandissime sale, divisa ciascuna in tre parti da tre file di pilastri. Il primo colpo d'occhio è stupendo; vi si presentano tutte insieme allo sguardo ottocento ragazze, divise in gruppi di cinque o sei, sedute intorno ai tavolini da lavoro, fitte come una folla, le lontane confuse, le ultime appena visibili; tutte giovani, poche bambine; ottocento chiome nerissime e ottocento visi bruni di ogni provincia d'Andalusia, da Iaen a Cadice, da Gra-