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madrid. 249


preso il viaggio; eppure ero tristo. Avevo passato tanti bei giorni a Madrid! Ci lasciavo tanti cari amici! Per andare alla stazione della strada ferrata del mezzogiorno, attraversai la strada d’Alcalà, salutai da lontano i giardini di Recoletos, passai davanti al palazzo del Museo di pittura, mi fermai a guardare ancora una volta la statua del Murillo, e arrivai alla stazione col cuore stretto. — Tre mesi? — domandavo a me stesso pochi momenti prima che il treno partisse; — son già passati tre mesi? Non è stato un sogno? Eppure sì, gli è come se avessi sognato! Non rivedrò forse mai più la mia buona padrona di casa, mai più la bambina del signor Saavedra, mai più il viso dolce e sereno del Guerra, mai più gli amici del caffè Fornos, mai più nessuno! Ma che! Non potrò tornare?... Tornare! Oh no! Lo so bene che non potrò tornare! E allora... addio, amici! Addio, Madrid! Addio, o mia piccola stanza di strada dell’Alduana! — Mi pare che in questo momento mi si strappi una fibra nel cuore, e sento il bisogno di nascondere il viso.