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fecondità incredibile e la varietà senza fine; ma per compenso una più sana dottrina, un’osservazione più profonda, una delicatezza più squisita, e una maggiore conformità allo scopo vero del teatro, che è di correggere i costumi e di nobilitare i cuori e le menti. In tutte le opere letterarie poi, come nel teatro, nei romanzi, nei canti popolari, nei poemi, nelle storie, sempre vivo e dominante il sentimento che informa più profondamente, forse, che ogni altra letteratura europea, la letteratura spagnuola, dai primi tentativi lirici del Berceo ai vigorosi inni guerrieri del Quintana: — l’orgoglio nazionale.

E qui accade di parlare del carattere degli Spagnuoli. Il loro orgoglio nazionale è tale oggi ancora, dopo tante e sventure e una sì bassa caduta, da far dubitare allo straniero che vive in mezzo a loro, s’essi sian spagnuoli di tre secoli fa, o spagnuoli del secolo decimonono. Ma è un orgoglio che non offende, un orgoglio innocentemente rettorico. Non deprimon già le altre nazioni per parer alla volta loro più alti; no; le rispettano, le lodano, le ammirano, ma lasciando però trasparire il sentimento di una superiorità che, nel concetto loro, ritrae appunto da quell’ammirazione, una luminosa evidenza. Sono, per le altre nazioni, benevoli di quella benevolenza che il Leopardi dice giustamente essere propria degli uomini pieni del concetto di se medesimi; i quali, credendosi ammirati da tutti, amano i loro creduti ammiratori, anche perchè giudicano ciò conveniente