Pagina:De Amicis - Spagna, Barbera, Firenze, 1873.djvu/238

232 madrid.


tanto tempo, nei giorni piovosi, quando sono tristo, penso all'Escurial, poi guardo le pareti della mia stanza, e mi rallegro; nelle notti insonni, vedo i cortili dell'Escurial; quando sto male e dormo un sonno torbido e penoso, sogno di girare per quei corridoi, solo, al buio, inseguito dal fantasma d'un vecchio frate, gridando e picchiando a tutte le porte, senza trovare l'uscita, finchè vo a dar del capo nel Panteon e la porta mi si chiude fragorosamente alle spalle e resto sepolto tra le tombe. Con che piacere rividi i mille lumi della Puerta del Sol, i caffè affollati, e la grande e rumorosa strada d'Alcalà! Rientrando in casa feci un tale strepito che la serva, ch'era una buona e semplice galiziana, corse tutta affannata dalla padrona e le disse: — Me parece que el italiano se ha vuelto loco! — (Mi pare che l'italiano sia diventato matto.)


Più dei galli e più dei tori, mi divertirono i deputati delle Cortes. M'era riuscito di ottenere un posticino nella tribuna dei giornalisti, e mi ci andavo a piantare ogni giorno, e ci stavo fino alla fine con un piacere infinito. Il Parlamento spagnuolo ha un aspetto più giovanile del nostro; non perchè i deputati sian più giovani; ma perchè son più attillati e più lindi. Là non si vedono quelle chiome scarmigliate, quelle barbe incolte, e quelle casacche di nessun colore che si vedon sui banchi della nostra Camera: là barbe e capelli ravviati e lucidi, gran camicie ricamate, soprabiti neri, calzoncini chiari, guanti