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vostre speranze, e vincere il terrore misterioso che il luogo v'ispira; ma non potete; l'Escuriale vi circonda, vi possiede, vi schiaccia; il freddo delle sue pietre vi penetra nelle ossa; la tristezza dei suoi laberinti sepolcrali v'invade l'anima; se siete con un amico, gli dite: — Usciamo; — se foste colla vostra amante la stringereste al cuore con un senso di trepidazione; se foste solo, pigliereste la corsa; infine salite una scala, entrate in una stanza, v'affacciate a una finestra, e salutate con uno slancio di gratitudine i monti, il sole, la libertà, il Dio grande e benefico che ama e che perdona.

Che respirone si tira a quella finestra!

Di là si vedono i giardini, che occupano uno spazio ristretto, e son semplicissimi; ma quanto si può dire eleganti e belli, e in perfetta armonia coll'edifizio. Vi si vedon dodici leggiadre fontane, ciascuna circondata da quattro quadrati di mortella che rappresentano scudi reali, disegnati con un gusto sì squisito e arrotondati con una tal finitezza, che a guardarli sulle finestre, paion tessuti di felpa e di velluto, e formano nella bianca arena dei sentierini un graziosissimo spicco. Non alberi, non fiori, non capanni: in tutto il giardino non si vedono che fontane, quadrati di mortella, e due soli colori, il verde e il bianco; ed è tale la bellezza di quella nobile semplicità, che non se ne può staccare lo sguardo, e quando lo si è staccato, il pensiero vi ritorna, e ci si arresta con un diletto dolcissimo temperato di una sorta di mestizia gentile. In una stanza