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una distribuzione di premi. 23

risentire in confuso il suono d’una voce severa che gli diceva un giorno: — Studia! — E un’altra più sommessa e affettuosa, quasi eco della prima, che soggiungeva: — Sii buono; — colui che non ha sentito in quelle voci quasi un’ammonizione, un consiglio, un eccitamento al lavoro; colui che non ha sentito il desiderio di procurarsi, lavorando, almeno un istante della gioia ineffabile che splendeva negli occhi di que’ premiati; colui che non ha fermato il proposito di procurare ai suoi parenti, vecchi e lontani, un raggio della consolazione altiera e serena che brillava sul volto di quelli che aveva dinanzi; colui che non s’è rammaricato di non avergliela data, quella consolazione, quando era fanciullo, di non aver mai pensato a dargliela, di aver forse deriso chi vegliava e sudava a quello scopo; colui che non sentendosi mosso con un misto di smania fanciullesca e di risoluzione virile, a ricominciare, a riparare, a riguadagnare il tempo perduto, non ha provato un sentimento di gratitudine per cotesti bambini, i quali, senza saperlo, ci rimproverano e ci insegnano tante cose; colui infine, che disperando di poter risuscitare le loro speranze e riaccendersi del loro ardore, non li ha almeno amati e invidiati.

Ma il pensiero non s’arresta a quella folla di bambini che abbiamo visti ed intesi; la fantasia si spinge molto al di là del recinto ove furono raccolti; intravede molte migliaia di teste bionde, altre moltitudini, compatte, l’une dietro le altre, man mano più confuse, fino a perdersi lontano in un diffuso color d’oro e di rosa; ed anco da quell’ultime lontananze ci giungono all’orecchio musiche e canti. È tutta la generazione italiana che sorge, che si affaccia alla vita salutando la patria con un grande inno al lavoro. Essa porta con sè una età migliore; noi non la vedremo; che monta? Benedette queste legioni di bambini che ce la promettono, che ce l’annunziano, che ci avvertono che