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nella testa un altro mondicino, popolato, animato, pieno di nuovi personaggi che mi vivranno nella mente per tutta la vita, che evocherò a mio piacere, e m’intratterrò con essi, e mi parrà di rivivere in Affrica. Senonchè da questo lieto sentimento ne nasce uno triste, il sentimento inevitabile che getta un’ombra su tutte le ore serene e una goccia d’amaro in tutti i piaceri... quello che mi espresse il negoziante moro per dimostrarmi la vanità di questo grande affaccendarsi dei popoli civili a studiare, a cercare, a scoprire; e allora questo bel viaggio non mi par più che il passaggio rapidissimo d’una bella scena in uno spettacolo d’un’ora, che è la vita; e la matita mi cade di mano e mi piglia un nero sconforto... Ah! la voce di Selam che mi chiama! Si parte dunque! Si ritorna alla tenda, alle cariche guerriere, alle grandi pianure, alla gran luce, all’allegra e sana vita dell’accampamento. Addio, Fez! Addio, sconforto! Il mio mondicino affricano torna a illuminarsi di color di rosa.