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DA ZEGUTA AL TAGAT


Mentre io corro qua e là in cerca della mia cavalcatura, che non so come, ritrovo poi appiattata in mezzo ai bagagli, l’Ambasciata parte. Avrei ancora tempo di raggiungerla; ma all’uscita dall’accampamento, scendendo per una china rocciosa, la mula vacilla, la sella si slaccia, la letteratura precipita, ci vuole una mezz’ora per riassestare ogni cosa, e addio Ambasciata! Mi tocca fare il viaggio solo, seguito alla lontana da un servo zoppicante, che arriverà appena in tempo, quando io sia assalito, a vedermi dare gli ultimi tratti. Sia fatta la volontà d’Allà! La campagna è deserta e il cielo nuvoloso. Di mezz’ora in mezz’ora vedo comparire, sulla sommità delle alture lontane, una cavalcata variopinta e sparsa, in mezzo alla quale riconosco il cavallo bianco dell’Ambasciatore e il caffettano rosso di Selam; e per