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mai inteso nominar l’Italia. Rispose che l’avea intesa nominare parecchie volte. Uno di loro domandò quale dei due paesi, l’Inghilterra e l’Italia, fosse più lontano dal Marocco. Domandarono quanti cannoni abbiamo, come si chiama la nostra città capitale e in che modo è vestito il nostro Re. Parlando, osservarono attentamente tutti e sei il nodo delle nostre cravatte e le catenelle dei nostri orologi. L’Ambasciatore rivolse al governatore alcune domande intorno all’estensione e alla popolazione della sua terra. O che non sapesse nulla, o che, secondo l’uso, non volesse dire quel che sapeva per timore di qualche secondo fine misterioso, non ci fu modo di cavargli di bocca una risposta soddisfacente. — La popolazione, — mi ricordo che disse — non si può sapere esattamente quanta sia. — Ma press’a poco, gli fu osservato. — Ma è anche difficile il saperlo presso a poco, — rispose. Poi fecero a noi altre domande. V’è piaciuta la città d’Alkazar? Che ne dite del paese? L’acqua è buona, non è vero? Stareste volentieri nel Marocco? Perchè non avete condotte con voi le vostre donne? Quanti soldati può avere ai suoi ordini il capitano dell’esercito che è con voi? Quanto è grande il bastimento che comanda il capitano di marina? Facendo questi discorsi, bevettero il tè, e dopo molti inchini e strette di