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— Che ne dici di questa vita? — gli domandò il comandante, mentre l’aiutava a vestirsi.

— Che vuol che ne dica? — rispose.

— Oh bella! Il viaggio, il paese nuovo, tutto questo trambusto, non t’ha fatto nessuna impressione?

Stette un po’ pensando, e rispose ingenuamente: — Nessuna impressione.

— Ma come! Quest’accampamento, almeno, non è uno spettacolo nuovo per te?

— Eh no, signor comandante.

— Ma quando mai l’hai visto prima d’ora?

— L’ho visto ieri sera.

Il comandante lo guardò.

— Ma ieri sera — domandò poi reprimendo la stizza — che impressione t’ha fatto?

— Eh.... rispose candidamente il buon marinaio —; si capisce.... la stessa impressione di questa mattina.

Il comandante abbassò la testa in atto di rassegnazione.

Poco dopo entrò un altro personaggio non meno curioso. Era un arabo di Tangeri, che il viceconsole aveva preso al suo servizio, per tutto il tempo del viaggio. Aveva nome Ciua; ma il padrone lo chiamava Civo per maggiore facilità di pronunzia. Era un giovanotto grande e grosso, minchione quanto ce n’entrava, ma