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94 giulio verne


«Onorevoli colleghi, la questione che oggi sta per trattarsi ha una vera importanza nazionale, e vi offrirà l’occasione di far grande atto di patriottismo.»

I membri del Gun-Club guardavansi in viso senza comprendere dove andasse a parar l’oratore.

«Nessuno fra voi, egli riprese, ha intenzione di transigere colla gloria del suo paese, e se avvi un diritto che l’Unione possa rivendicare è quello di albergare ella stessa ne’ suoi propri fianchi il formidabile cannone del Gun-Club. Ora nelle circostanze attuali...

— Bravo Maston, disse il presidente.

— Permettetemi di sviluppare il mio pensiero, riprese l’oratore. Nelle circostanze attuali, noi siamo costretti di scegliere un luogo abbastanza vicino all’equatore affinchè l’esperimento si faccia in buone condizioni...

— Se lo volete... disse Barbicane.

— Io domando la libera discussione delle idee, replicò il bollente J. T. Maston, e sostengo che il territorio dal quale si slancierà il nostro glorioso proiettile deve appartenere all’Unione.

— Senza dubbio, risposero alcuni membri.

— Ebbene, poichè le nostre frontiere non sono bastantemente estese, poichè al mezzodì l’Oceano ci oppone una barriera insuperabile, poichè ci è necessario di cercare al di là degli Stati Uniti e in un paese limitrofo questo ventottesimo parallelo, qui si cela un casus belli legittimo, e io domando che si dichiari la guerra al Messico!

— Ma no! ma no! si gridò da ogni parte.