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nee divergenti, questi scienziati avrebbero finito coll’incontrarsi, a dispetto di tutti gli assiomi della geometria; ma allora sarebbe stato sul terreno di un duello. Fu gran ventura che cittadini sì utili al loro paese trovaronsi ad una lontananza di cinquanta o sessanta miglia l’uno dall’altro, ed i loro amici disseminavano tanti ostacoli sulla via che essi non s’incontrarono mai.

Ora, quale dei due inventori avesse avuto la palma sull’altro non si sapeva precisamente; gli ottenuti risultati rendevano difficile un giusto apprezzamento. Parmi però, in fin dei conti, che la corazza dovesse cedere alla palla. Nullameno, per gli uomini competenti, c’era dubbio. Nelle ultime prove i proiettili cilindro-conici di Barbicane rimasero infissi come spilli sulle corazze di Nicholl; quel giorno, il fabbro di Filadelfia si credette vittorioso e non seppe trovare bastevoli parole di disprezzo pel suo rivale; ma quando questi sostituì più tardi alle palle coniche semplicissimi obici da seicento libbre, il capitano dovette rimettere un pochino della sua spocchia. Infatti tali proiettili, quantunque animati da mediocre velocità1, spezzarono, forarono, fecero volare in ischegge le corazze del miglior metallo.

Le cose dunque erano a tal punto, la vittoria pareva dovesse rimanere alla palla, allorchè la guerra finì lo stesso giorno che Nicholl terminava una nuova corazza di ferro lavorato. Era un capolavoro del suo genere; sfidava tutt’i proiettili del



  1. Il peso della polvere adoperata non era che 1/12 del peso dell’obice