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tenza espansiva è ancora aumentata in grande proporzione.

- Sarà necessario? domandò il maggiore.

- Non lo credo, rispose Barbicane. E però invece di un milione e seicentomila libbre di polvere, non avremo che quattrocentomila libbre di cotone fulminante, e siccome si possono comprimere senza pericolo cinquecento libbre di cotone in ventisette piedi cubi, questa materia non occuperà che un’altezza di trenta tese nella Columbiad. In tal guisa, la palla avrà più di settecento piedi d’anima da percorrere sotto lo sforzo di 6 milioni di litri di gaz, prima di pigliare il volo verso l’astro della notte».

A questo periodo J. T. Maston non potè contenere la propria commozione: ei si gettò nelle braccia dell’amico suo colla violenza di un proiettile, e al certo l’avrebbe sfondato, se Barbicane non fosse stato costrutto a prova di bomba.

Siffatto incidente diede fine alla terza seduta del Comitato. Barbicane ed i suoi audaci colleghi, ai quali nulla pareva impossibile, avevano sciolto il quesito in complesso del proiettile, del cannone e delle polveri. Una volta fatto il piano, più non c’era che mandarlo ad effetto.

«Semplice particolare, cosa da nulla», diceva J. T. Maston.


Osservazione. In questa discussione il presidente Barbicane rivendica per uno de’ suoi compatrioti l’invenzione del collodio. Con buona licenza del signor J. T. Maston, quest’è un errore proveniente dalla somiglianza dei due nomi.

Nel 1847, Maquard, studente in medicina a Boston, pensò di far uso del collodio nelle cure delle piaghe; il collodio era conosciuto fino dal 1846. Si è ad un francese, elettissimo ingegno, e valente pittore, e poeta, e filosofo, e grecista, e chimico, al signor Luigi Menard, cui è dovuto l’onore di questa grande scoperta.

J. V.