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prietarî. Pareva che la bionda Febe appartenesse ai nostri audaci conquistatori, e già facesse parte del territorio dell’Unione. Eppure non si trattava ancora che di mandarle un proiettile, modo abbastanza brutale per istringere amicizia anche con un satellite, ma molto in uso nelle nazioni incivilite.

Già era suonata la mezzanotte, e l’entusiasmo non scemava; mantenevasi allo stesso diapason in tutte le classi della popolazione; il magistrato, il dotto, il negoziante, il mercante, il facchino, gli uomini intelligenti come gli uomini verdi1 sentivansi turbati nelle loro fibre più delicate; trattavasi di un’impresa nazionale, e però la città alta, la città bassa, le rive bagnate dalle acque del Patapsco, le navi imprigionate ne’ loro bacini rigurgitavano di una folla ebbra di gioia, di gin e di wisky; ognuno conversava, perorava, discuteva, disputava, approvava, applaudiva, dal gentleman steso con noncuranza sul canapè dei bar-rooms davanti alla sua caraffa di sherry-cobbler2, fino al watermann che ubbriacavasi di rompi-petto3 nelle tetre taverne del Fells-Point.

Tuttavia, verso le due, il turbamento si calmò. Il presidente Barbicane potè far ritorno a casa sua, stanco, rotto, madido di sudore. Ercole non avrebbe



  1. Espressione affatto americana per indicare le persone ingenue.
  2. Mistura di rhum, di sugo d’arancio, can-di zucchero, di nella e di noce moscata. Questa bevanda di color giallo aspirasi in caraffe col mezzo di un tubetto di vetro. I bar-rooms sono specie di caffè.
  3. Bevanda spaventosa del popolaccio. Letteralmente in inglese: thoroug knoch me down