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ricani di mettersi in comunicazione col mondo sidereo. Il mezzo per aggiungere tale intento è semplice, facile, certo, immancabile e costituisce l’argomento della mia proposta.»

Un frastuono, una salva di esclamazioni accolse queste parole. Non eravi uno fra gli astanti che non fosse compreso, trascinato, trasportato dalle parole dell’oratore.

Udite! udite! Silenzio dunque! esclamarono da ogni banda.

Allorquando l’agitazione generale si fu calmata, Barbicane riprese con voce più pura il suo discorso interrotto:

«Voi sapete, diss’egli, quali progressi ha fatto la balistica da alcuni anni in qua, ed a qual grado di perfezione sarebbero giunte le armi da fuoco, se la guerra fosse continuata. Voi non ignorate neppure che, in un modo generale, la forza di resistenza dei cannoni e la scienza espansiva della polvere sono illimitate. Ebbene! partendo da questo principio, ho chiesto a me stesso se coll’aiuto di un apparecchio sufficiente, stabilito per determinate condizioni di resistenza, non sarebbe possibile di mandare una palla nella luna!»

A queste parole un Oh! di stupore fuggì da mille petti anelanti; poi vi fu un momento di silenzio, simile alla quiete profonda che precede gli scoppî del tuono. E infatti, il tuono scoppiò, ma un tuono d’applausi, di grida, di clamori, che fece tremare la sala della seduta. Il presidente voleva parlare; ma non poteva. Solo dopo dieci minuti riuscì a farsi sentire.