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occupato della sua vendetta! Alla vista di lui rimasero stupefatti.

Una reticella a maglie fitte era stesa fra due tulipiferi giganteschi, e in mezzo ad essa un uccellino, incappatovi colle ali, dibattevasi e mandava gridi lamentevoli. L’uccellatore che aveva disposto quella tela inestricabile non era un essere umano, ma un ragno velenoso, speciale del paese, grosso come un uovo di piccione e munito di enormi zampe; l’orrido animale, nel momento di precipitarsi sulla preda, aveva dovuto cambiar strada e cercare asilo sugli alti rami del tulipifero, chè un terribile nemico veniva a minacciarlo a sua volta.

Infatti, il capitano Nicholl, col fucile a terra, dimenticando i pericoli della sua situazione, occupavasi a liberare più delicatamente che gli fosse possibile la vittima caduta nelle reti del mostruoso ragno. Quando ebbe finito, lasciò libero il volo all’uccellino, che starnazzò allegramente l’ali e disparve.

Nicholl, intenerito, lo guardava fuggire fra i rami, quando udì queste parole pronunciate con voce commossa:

« Siete davvero un brav’uomo! »

Si volse. Michele Ardan stavagli dinanzi, ripetendo su tutti i tuoni:

« È un caro uomo! »

« Michele Ardan! esclamò il capitano. Che venite a far qui, signore?

— A stringervi la mano, Nicholl, e ad impedirvi di uccidere Barbicane o di essere ucciso da lui.