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dalla terra alla luna 189

rami in un inestricabile guazzabuglio, senza permettere alla vista di stendersi molto lungi. Michele Ardan e Maston camminavano l’uno al fianco dell’altro, passando in silenzio in mezzo alle alte erbe, aprendosi una via fra vigorose liane, interrogando collo sguardo i cespugli, o i rami perduti nell’oscuro folto del fogliame e aspettandosi ad ogni passo la terribile detonazione dei fucili. Quanto alle tracce che Barbicane avea dovuto lasciare del suo passaggio attraverso il bosco, era loro impossibile di riconoscerle, e camminavano alla cieca in quei sentieri appena segnati, sui quali un Indiano avrebbe seguito passo passo la via tenuta dall’avversario.

Dopo un’ora d’inutili ricerche, i due compagni si fermarono. La loro inquietudine raddoppiava.

— Bisogna che tutto sia finito! disse Maston scoraggiato. Un uomo come Barbicane non ha lottato d’astuzia col proprio nemico, cioè non ha teso agguato di sorta! È troppo franco, troppo coraggioso. Egli è andato innanzi dritto incontro al nemico, ed al certo molto lungi dal bushmann se il vento ha potuto sviare la detonazione di un’arma da fuoco.

— Ma noi! noi! osservò Michele Ardan, dacchè siamo entrati in questo bosco, avremmo udito!

— E se siamo arrivati troppo tardi! esclamò Maston con accento di disperazione. »

Michele Ardan non trovò una parola da rispondere; e però egli e Maston ripresero il cammino interrotto. A quando a quando mandavano alte grida; chiamavano ora Barbicane, ora