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le gru a vaporte attivavano il trasporto dei materiali; di ostacoli inattesi pochi ce ne furono, ma soltanto difficoltà previste, e queste erano saggiamente superate.

Passato il primo mese, il pozzo aveva raggiunta la profondità assegnata per tale spazio di tempo, e cioè centododici piedi. In dicembre questa profondità fu raddoppiata e triplicata in inverno. Durante il mese di febbraio i lavoratori ebbero a lottare contro una colonna d’acqua che si aperse un passaggio attraverso la scorza terrestre. Bisognò far uso di pompe efficacissime e di apparecchi ad aria compressa per toglierla tutta, allo scopo di intonacare di calcestruzzo l’orificio delle fonti, come si ottura una via d’acqua a bordo di una nave. Finalmente si poterono vincere le malaugurate correnti. Soltanto, per effetto della mobilità del terreno, la ruota cedette in parte, occasionando un frammento parziale. Che si giudichi dello spaventevole impeto di quel disco di muratura alto sessantacinque tese! Tale accidente costò la vita a parecchi operai.

Tre settimane dovettere essere impiegate a puntellare il rivestimento di pietra, e riprenderlo in sostruzione ed a ristabilire la ruota nelle sue primitive condizioni. Ma in virtù dell’abilità dell’ingegnere, dell’efficacia delle macchine adoperate, l’edificio, un istante compromesso, riacquistò la prima solidità, e la foratura continuò.

D’allora in poi nessun nuovo incidente venne ad arrestare il corso dei lavori, ed il 10 giugno, venti giorni prima dello spirare delle dilazioni stabilite