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capitolo xviii. 277

me che venissa fatto prigione potesse, senza dover seguir il suo vincitore, riscattarsi coll’arme e ’l cavallo mediante lo sborso di cento ducati. Ognuno degl’Italiani consegnò il danaro al signor Prospero, e i mille trecento ducati posti in un sacco furon caricati su alcuni muli, i quali avviati innanzi portavan sul campo provvisioni, o masserizie che forse avrebber potuto bisognare.

Finita la colazione, tutti uniti andarono alla rôcca ove il gran capitano gli aspettava nella sala del ballo; preser commiato con poche parole e volto sereno da lui, che disse nel congedarli come gli aspettava a cena, e faceva preparare per ventisei persone, onde se i Francesi avesser dimenticato di portar con loro i danari del riscatto, non avessero ad andar a letto a digiuno. Scesero nel cortile ove erano in fila disposti i cavalli tenuti da’ famigli. Montarono in sella, e a due a due s’avviarono, preceduti dalle trombe, ed accompagnati da molti amici e da una folla di curiosi.