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- Cos’è? - domandò la nonna dopo un momento, turbata.

- La pioggia, - mormorò il ragazzo.

- Dunque, Ferruccio, - disse la vecchia, asciugandosi gli occhi, - me lo prometti che sarai buono, che non farai mai più piangere la tua povera nonna...

Un nuovo rumor leggiero la interruppe.

- Ma non mi pare la pioggia! - esclamò, impallidendo - ... va’ a vedere!

Ma soggiunse subito: - No, resta qui! - e afferrò Ferruccio per la mano.

Rimasero tutti e due col respiro sospeso. Non sentivan che il rumore dell’acqua.

Poi tutti e due ebbero un brivido.

All’uno e all’altra era parso di sentire uno stropiccìo di piedi nello stanzino.

- Chi c’è? - domandò il ragazzo, raccogliendo il fiato a fatica.

Nessuno rispose.

- Chi c’è? - ridomandò Ferruccio, agghiacciato dalla paura.

Ma aveva appena pronunciato quelle parole, che tutt’e due gettarono un grido di terrore. Due uomini erano balzati nella stanza; l’uno afferrò il ragazzo e gli cacciò una mano sulla bocca; l’altro strinse la vecchia alla gola; il primo disse: - Zitto, se non vuoi morire! - il secondo: - Taci! - e levò un coltello. L’uno e l’altro avevano una pezzuola scura sul viso, con due buchi davanti agli occhi.

Per un momento non si sentì altro che il respiro affannoso di tutti e quattro e lo scrosciar della pioggia;