Socrate. Diciamo che non s’ha in nessun modo a fare ingiustizia volontariamente; o in un modo si può, e in un altro no? o il fare ingiustizia non è in nulla buono nè bello, come detto è in passato più d’una volta, e come io diceva anche ora?1. O che se ne siano belli andati in questi pochi dì tutti quegli accordi di prima2, tanto che noi poveri vecchi è un pezzo che disputiamo tutti accigliati, non ci accorgendo d’esser proprio fanciulli?3. O la cosa sta pure così come noi si diceva allora; e, o che dica di sì la gente, o di no, o che ci tocchi di patire guai più grossi di questi, o più lievi, il fare ingiustizia è, a chi la fa,



  1. Socrate era per tutta la vita andato a caccia di concetti rigorosamente universali: il commettere l’ingiustizia, ἀδικεῖν, non può essere a volte bello, a volte non bello, ma sempre bello, o sempre non bello.
  2. Le cose di cui s’è convenuto le moltissime volte che se n’è discorso. Era il metodo proprio di Socrate, di non procedere oltre se prima l’interlocutore non avesse convenuto del suo pensiero.
  3. In quanto i fanciulli disdicono ciò che dissero, e non considerano i loro discorsi come concetti ormai stabiliti una volta per tutte.