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Una sorprendente rassomiglianza ci è dato di scorgere fra il carattere e le imprese di questi illustri connazionali. Lo stesso genio intrepido, la stessa generosità senza calcolo, lo stesso coraggio senza esitanza. E tanto debito di riconoscenza che essi imponevano ai lori contemporanei, oh! come tardi venne pagato dalla posterità. Colombo non raccolse da’ suoi immensi sacrifici, da una abnegazione senza pari che persecuzioni e disprezzo. Beltrami finiva una vita lunga, lungi dalla patria, confortata solo dal sentimento di sua coscienza, e dalla speranza di una postuma riconoscenza.

Dalla Nuova Orleans, non ancora riposatosi dal lungo suo cammino alle solventi del Mississipì e della riviera sanguigna, s’attenta ancor tutto solo il Beltrami a nuove pellegrinazioni, che egli veniva poi descrivendo sempre in forma di lettere alla contessa Compagnoni edite a Parigi sotto titolo Il Messico correndo l’anno 1830. In esse egli esordisce con prefazione filosofica manifestando teorie e principj che rivelano in lui un’anima franca, amante della giustizia e del vero, e che lo chiariscono sempre propugnatore dell’ordine, conoscitore profondo dell’umano cuore ed apprezzatore imparziale delle basi migliori sulle quali vorrebbe essere innalzato ogni morale edilizio di civil società.

Pellegrino solitario senza mecenati e senza doveri verso chi gli prestasse protezione e ajuto, protesta egli di non avere altra missione che quella della pro-