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c a n t o   xxi. 581   

76Ma questo è quel ch’a cerner mi par forte,
     Perchè predestinata fosti sola1
     A questo officio tra le tuo’ consorte.2
79Non venni prima a l’ultima parola.
     Che del suo mezzo fece il lume centro,
     Girando sè come veloce mola.
82Poi rispuose l’amor, che v’era dentro:
     Luce divina sopra me s’appunta,
     Penetrando per questa, onde io mi v’entro.3
85La cui virtù col mio veder coniunta
     Mi leva tanto sovra me, ch’io veggio
     La somma Essenzia, de la quale è munta.
88Quinci vien l’allegrezza ond’io fiammeggio,
     Per che ’n la vista mia, quant’ella è chiara,4
     La chiarità della fiamma pareggio.
91Ma quell’alma nel Ciel che più si schiara,
     Quel Serafin che ’n Dio più l’occhio à fisso
     A la dimanda tua non satisfarai5
94Però che sì s’inoltra ne l’abisso6
     De l’eterno statuto quel, che chiodi,
     Che da ogni creata vista è scisso.
97Et al mondo mortal, quando tu riedi,
     Questo rapporta, sicchè non presumma
     A tanto segno più muover li piedi.
100La mente, che qui luce, in terra fumma;
     Onde ragguarda, come può, laggiue
     Quel che non puote, poi che ’l Ciel l’assumma.

  1. v. 77. C. A. fossi sola
  2. v. 78. C. M. le tuoe — C. A. le tue
  3. v. 84. C. M. m’inentro,— C. A. in ch’io m’inventro,
  4. v. 89. C. M. Perchè la — C. A. Perchè alla
  5. v. 93. Satisfara; satisfaria, satisfarebbe che sono tutte voci del futuro imperfetto condizionale, e la prima è imitata dai Trovadori che dicevano amaria, amara. E.
  6. v. 94. C. M. sì involuto nel