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c a n t o   xvi. 463   

103Grand’era già la colonna del Vaio,
     Sacchetti, Giochi, Fifanti, e Barucci,1
     E Galli, e quei che arrossan per lo staio.
106Lo ceppo, di che nacquero i Calfucci,
     Già era grande, e già erano tratti
     A le carole Sizi et Arrigucci.
109O quali io viddi quei che son disfatti
     Per lor superbia! e le palle dell’oro
     Fiorian Fiorenze in tutti suoi gran fatti.
112Così facean li padri di coloro,
     Che, sempre che la vostra Chiesa vaca,
     Si fanno grassi stando a consistoro.2
115La tracotata schiatta, che s’indraca3
     Dietro a chi fugge; ma a chi mostra ’l dente,4
     O ver la borsa, come agnel si placa,
118Gia venia su; ma di piccola gente,
     Sicchè non piacque a li Liberti Donato,5
     Che poi il suocer lo fe lor parente.6
121Già era Caponsacco nel mercato
     Disceso giù di Fiesuli, e già era
     Buon cittadino Giuda, et Infangato.
124Io dirò cosa incredibile e vera:
     Nel picciol cerchio s’intrava per porta,
     Che si nomava da quei de la Pera.
127Ciascun, che de la bella insegna porta
     Del gran barone, il cui nome e ’l cui pregio
     La festa di Tomaso riconforta,

  1. v. 104. C. A. Giuochi, Sifanti
  2. v. 114. C. A. concestoro.
  3. v. 115. C. A. L’oltracotata
  4. v. 116. C. A. ed a chi mostra
  5. v. 119. C. A. ad Ubertin
  6. v. 120. C. A. fusse suo parente.
   Par. T. III. 30