Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/429

     [v. 34-48] c o m m e n t o 417

persone, cioè lo Padre e lo Figliuolo e lo Spirito Santo, che; cioè lo quale, sempre vive: imperò che Iddio mai non ebbe principio, nè mai debbo aver fine; anco fu sempre e sempre sarà, sicchè di lui non si può parlare propriamente se non per lo presente, cioè Iddio è sempre, E regna sempre: imperò che tutte le cose sempre regge, che altremcnte verrebbono meno, in tre; cioè in trinità di tre persone; Padre, Figliuolo e Spirito Santo, e due; cioè in due nature umana e divina, et uno; cioè in unità d’uno Iddio una sustanzia, Non circuscritto; cioè non intorneato, nè contenuto d’alcuna cosa, e tutto; cioè ogni cosa, che è creata, circuscrive; cioè intornea e contiene, Tre volte era cantato da ciascuno Di quelli spirti; che erano nei detti due serti, con tal melodia; cioè con tale dolcezza di canto aveano cantato le lode della santa Trinità, Ch’ad ogni merto; cioè che l’omo in questo mondo potesse acquistare, saria iusto muno 1; cioè sarebbe iusto premio: non avessono li omini iusti altro premio, che ’l canto de’beati, screbbe iusto ad ogni loro merito.

C. XIV — v. 34-48. In questi cinque ternari lo nostro autore finge che uno de’ beati spiriti del primo serto di quelli dottori rispondesse al dubbio detto di sopra mosso da Beatrice, dicendo così: Et io; cioè Dante, udi’ ne la voce più dia; cioè più divina; quasi dica: Amenduni 2 quelli due serti cantavano; ma quello, che era più presso a noi, più altamente perchè in esso àe finto che fussono più eccellenti dottori, e però dice che la voce di costoro era più divina, che quella de li altri. Del minor cerchio; ecco che dichiara di qual fu, una voce modesta; cioè una voce temperata, Forsi qual fu; cioè forse tale era quella voce, cioè sì temperata e sì soave come fu quella, dell’Angelo; cioè Gabriello, a Maria; cioè a la Vergine Maria, quando li disse: Ave, gratia plena: Dominus tecum ec., quando li annunziò la incarnazione del Figliuolo d’Iddio, Risponder; cioè uditti io Dante quella voce modesta di quel minor cerchio rispondere al dubbio le parole che seguitano: Quanto fi’ lunga la festa Di paradiso; cioè quanto durerà la gloria di paradiso, che fia perpetua, tanto il nostro amore; cioè di noi beati, dice lo spirito che parla; e dice lo nostro amore: imperò che l’amore è cagione dello splendore, Sì raggerà; cioè per sì fatto modo risplenderà, dintorno a cotal vesta; quale noi beati spiriti aremo, cioè come noi abbiamo ora pure lo fulgore intorno da noi spiriti; così l’aremo anco intorno ai corpi nostri 3. La sua chiarezza seguirà l’ardore; cioè tanto sarà lo splendore

  1. Muno; proveniente dal nominativo munus. E.
  2. C. M. dica: Amburo quelli serti cantavano quelle lode che sono dette di sopra della santa Trinità dolcemente et altamente; ma
  3. C. M. nostri quando saranno risuscitati. E questa voce che induce l’autore qui a parlare fu la voce del Maestro delle Sentenzie al lettore come dice qui ora l’autore, e da lui la cavò siccome io credo. La

{{PieDiPagina|