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c a n t o   xii. 353   

22Poi che ’l tripudio e l’altra festa grande
     Sì del cantare e sì del fiammeggiarsi
     Luce con luce gaudiose e blande
25Insieme al punto, et al voler quetarsi,
     Pur come li occhi, ch’al piacer che i move,1
     Conviene insieme chiudere e levarsi,
28Del cor dell’una de le luci nove
     Si mosse voce, che l’ago a la stella2
     Parer mi fece e volger al suo dove;3
31E cominciò: L’amor, che mi fa bella,
     Mi tragge a ragionar dell’altro duca,4
     Per cui del mio sì ben ci si favella.
34Degno è che dov è l’un, l’altro s’induca
     Sì che, com’elli ad una militaro,
     Così la gloria loro insieme luca.
37L’esercito di Cristo, che sì caro
     Costò a riarmar, dietro a la ’nsegna
     Si movea tardo, sospettoso e raro,5
40Quando lo ’mperador, che sempre regna,
     Providde a la milizia, che era in forse,
     Per sola grazia, e non per esser degna;6
43E, com’è detto, a sua sposa soccorse
     Con du’ campioni, al cui fare, e ’l cui dire7
     Lo popolo sviato si raccorse.8
46In quella parte, ove surge ad aprire
     Zefiro dolce le novelle fronde,
     Di che si vede Europa rivestire,

  1. v. 26. C. A. agli occhi,
  2. v. 29. C. A. Si mosse luce,
  3. v. 30. C. A. fece in volgersi
  4. v. 32. C. A. alto duca,
  5. v. 39. C. A. sospicioso e
  6. v. 42. C. A. grazia, non
  7. v. 44. C. A. al cui fare, al cui
  8. v. 45. C. A. popol disviato